Jacopo Dentici
Jacopo Dentici nacque l’11 settembre 1926 a Rio Grande do Sul, in Brasile, dove i suoi genitori, Salvatore e Marcella, si erano trasferiti pochi anni prima. Tornata in Italia, la famiglia si stabilì prima a Milano e poi a Voghera, dove il padre divenne primario chirurgo dell’ospedale cittadino. Jacopo frequentò le elementari alle scuole “Edmondo De Amicis” e poi, con un anno di anticipo, entrò al Ginnasio “Severino Grattoni”. Fin da ragazzo mostrò intelligenza vivace, curiosità intellettuale e una passione precoce per la fisica, la matematica, la letteratura e la poesia: tradusse liriche greche, si cimentò con il Ciclope di Euripide e coltivò il sogno della ricerca scientifica, senza mai separarlo dall’amore per la musica e per le arti.
Gli anni del liceo furono segnati dall’irrompere della guerra e dalle leggi razziali, che nel 1938 costrinsero alle dimissioni il preside ebreo Dino Provenzal. In quell’ambiente Jacopo maturò una coscienza critica sempre più consapevole. Concluse il liceo giovanissimo e si iscrisse alla Facoltà di Fisica dell’Università di Pavia, per poi proseguire a Milano. All’indomani dell’8 settembre 1943 scelse di non restare spettatore. Entrò in contatto con il gruppo di Azione Partigiana di Voghera, si occupò di trasportare armi, di aiutare prigionieri inglesi a fuggire verso le montagne, di diffondere stampa clandestina. A Milano entrò nella segreteria di Ferruccio Parri al Comando generale del Corpo Volontari della Libertà. Conosceva bene i rischi che correva, ma il suo ideale di libertà e giustizia lo guidava.
Il 7 novembre 1944 venne arrestato a Milano dai militi della Legione Muti. Subì torture, ma non tradì i suoi compagni. Rinchiuso a San Vittore, poi trasferito al campo di Bolzano, il 1° febbraio 1945 partì con l’ultimo convoglio di deportati verso Mauthausen. Giunto al sottocampo di Gusen II, gli fu assegnato il numero di matricola 126163. Stremato dal lavoro forzato, dalla dissenteria e dalle violenze, morì il 1° marzo 1945, a soli diciotto anni.
La sua memoria non si è spenta. Nel 1946 l’Università di Milano gli conferì la laurea honoris causa “per la libertà e la dignità della patria”. La madre, nel 1948, si recò a Gusen per riportare a Voghera un’urna con terra e ceneri del forno crematorio, custodita nel Sacrario dei Caduti della Resistenza. Nel 2019, davanti al Liceo “Grattoni”, la scuola che aveva frequentato, è stata posta una Pietra d’inciampo con il suo nome, a ricordare lo studente e il giovane partigiano che seppe compiere una scelta di libertà pagando con la vita. Jacopo Dentici rimane così simbolo di coraggio e di speranza, esempio per le nuove generazioni di cosa significhi difendere la dignità umana anche nei tempi più oscuri.
La pietra d’inciampo
Le pietre d’inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono piccole targhe in ottone inserite in lastricato, in memoria delle vittime del nazismo: ebrei, deportati, oppositori politici, omosessuali, testimoni di Geova, Roma/Sinti, disabili. L’artista che ha promosso questa pratica è Gunter Demnig.
Sono poste davanti all’ultima abitazione conosciuta della persona o in un luogo significativo legato a lei. 
La pietra per Jacopo Dentici è stata posata il 23 gennaio 2019 dallo scultore Gunter Demnig. È collocata in via Don Minzoni 63, di fronte al Liceo Ginnasio “Severino Grattoni” a Voghera, l’istituto che Dentici frequentò.
Sulla pietra sono incise queste parole:
QUI STUDIAVA
JACOPO DENTICI
NATO 1926
ARRESTATO 7.1.1944
DEPORTATO 1944
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 1.3.1945
SUSEN
In occasione della collocazione della pietra d’inciampo è stata realizzata una mostra, di cui potete scaricare qui il catalogo in formato pdf: Catalogo_DENTICI alta
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